STORIA DI SAN GIORGIO DELLE PERTICHE- ARSEGO- CAVINO
Il Comune di San Giorgio delle Pertiche è formato
dal capoluogo e dalle frazioni di Arsego e Cavino. L’estensione del
territorio misura 18,80 chilometri quadrati e la popolazione attuale si
aggira sui 9.500 abitanti.
Situato quasi al centro del graticolato romano “Cis Musonem” fu dapprima
colonia romana. Successivamente, con le invasioni barbariche fu a lungo
dominio longobardo, come ricorda l’antica dedicazione della chiesa a San
Giorgio, santo tipico di tale popolo e come l’attributo “ad perticas”
che nella tradizione funebre longobarda vedeva issate delle colombe su
lunghe aste di legno, rivolte in direzione della provenienza del
defunto, per ricordare la sua “anima” (Paolo Diacono, cap. 34 del V
libro della “Historia Longobardorum”). La presenza di questa particolare
zona cimiteriale sarebbe giustificata dal fatto che questo territorio si
trovava in zona di confine fra l’influenza longobarda e quella
bizantina, segnata dal percorso del fiume Tergola.
Altra spiegazione del toponimo, seguita pure dal Legnazzi, grande
studioso del nostro territorio, si riferisce invece alle stesse pertiche
romane, strumento di misurazione del terreno pari a metri 3,60, che, ad
opera finita, quasi “rex sacra” sarebbero state custodite in un
tempietto sorto nel punto centrale della colonia.
Si può dunque supporre che la scarsa popolazione che si era insediata
nella nostra zona in epoca romana, dopo gli sconvolgimenti climatici e
le dispersioni delle invasioni barbariche, si costituì in villaggio
aggregato solo in epoca longobarda.
Questo territorio è attraversato ancor oggi da diversi corsi d’acqua:
Tergola, Vandura, Tergolino, Muson dei Sassi e Piovego che rendevano un
tempo i terreni acquitrinosi e inospitali e che già i Romani provvidero
a regolare e arginare.
La chiesa di San Giorgio delle Pertiche subì diverse ricostruzioni e
rimaneggiamenti e solo tra il 1838 e il 1868 fu impostata nella sua
struttura attuale, completata nella facciata neoclassica nel 1932. La
chiesa è arricchita da pregevoli tele, fra le quali spiccano quelle
cinquecentesche di Palma il Giovane con gli episodi della vita di San
Girolamo.
La casa canonica risale, nella sua struttura originaria, al tardo
Cinquecento, ed è ammirata da San Gregorio Barbarigo nella sua visita
del 1669. Una lapida affissa sull’imponente facciata ricorda il
soggiorno di due prelati, il vescovo di Concordia Carlo Fontanini e il
vescovo di Adria Bernardo Squarcina che nell’Ottocento ricevettero qui
generosa ospitalità dall’arciprete Giovanni Battista Contri per
dedicarsi a una fortunata e distensiva caccia nel “bosco del vescovo”
che anche allora si estendeva fino a Campodarsego.
Il sito dell’attuale chiesa arcipretale di San Giorgio delle Pertiche
era occupato, in epoca medievale, da un castello, racchiuso da quattro
torrioni e da una cinta muraria, con spalti, terrapieni e fosse derivate
dal fiume Tergola e dal rio Volpon. Fatto erigere dal vescovo Bernardo,
verso la metà del secolo XI, apparteneva ai vescovi di Padova che ebbero
qui signoria, concessa dall’imperatore longobardo Berengario I nel 911 e
riconosciuta anche dall’imperatore Federico Barbarossa nel 1161.
Il vescovo di Padova affidò poi il governo del castello e del territorio
ai signori “da Marostica” che dovettero contrastare le pretese dei
Sicherio di Sant’Andrea e dei Fisoli di Trambacche. Nel 1222 il vescovo
Giordano ricevette in questo castello il cardinale Ugolino, inviato dal
papa Onorio III a raccogliere sussidi per la crociata in Terrasanta.
L’episodio è ricordato nella raffigurazione dello stemma comunale di San
Giorgio delle Pertiche (mitria, Calvario e monete d’oro).
La torre campanaria di San Giorgio delle Pertiche è l’unica rimasta
delle quattro del castello, demolito dai Veneziani all’inizio del
Quattrocento. Essa è alta quasi 38 metri e larga oltre 6 metri per lato.
Il monumento ha un solenne aspetto di fortificazione medievale.
A difesa e controllo dell’importante zona d’acqua della località Torre
di Burri, venne innalzata una robusta torre, in epoca medievale, assai
decantata dagli storici. La famosa costruzione lasciò il nome alla
località, insieme a quella dei Burri, nobili signori di quelle terre fin
dall’epoca romana. La demolizione della torre sarebbe parzialmente
avvenuta durante la guerra di Cambrai (1508-1515) e definitivamente ad
opera dei Veneziani nel 1577, nel corso di una ristrutturazione globale
delle diverse vie d’acqua.
Qui infatti il Vandura e il Tergolino entrano nel Tergola il quale passa
sotto il Muson dei Sassi, attraverso un manufatto a botte, eseguito dai
Veneziani nel 1612, detto “ponte-canale” e che viene definito una
mirabile opera di ingegneria idraulica, ancora efficiente.
Nella seconda metà del Seicento il vescovo di Padova, signore di San
Giorgio col suo Bosco, costruì in detta località una elegante villa che
costituiva il suo “palazzo dominicale” cioè casa di villeggiatura. In
essa soggiornò anche il canonico Giuseppe Scudolanzoni, di nobile
famiglia padovana, che morì il 19 luglio 1825, a 72 anni. Fu sepolto
nell’attigua chiesetta dove si può ancora osservare la sua lastra
tombale.
La villa fu acquistata dalla famiglia Prevedello nel 1928. L’attigua
chiesetta, in stato precario, è stata recentemente donata alla
parrocchia la quale si è prodigata per un radicale restauro.
Un’altra importante dimora signorile è sita nell’antica località di
Caselle presso la statale del Santo a San Giorgio delle Pertiche. E’ la
villa Meneghelli Cassinari, ora Peroni Masiero, che sorge accanto al
Vandura e comprende un antico mulino, ora non più attivo ma di cui
rimane il singolare salto d’acqua. Di grande interesse il maestoso
parco, disegnato dallo Jappelli, con gigantesche alberature, fra le
quali emergono alcuni pini secolari e una sequoia gigantesca,
considerata la più grande d’Europa.
In località Guizze vi era un tempo una vasta zona umida e boscosa. Ora
si è creato in questa zona un parco naturale di oltre 17.000 metri
quadrati con 850 specie arboree tipiche della pianura padana. Adiacente
al parco, verso il confine con il comune di Santa Giustina in Colle, si
possono visitare, con guida, due laghetti di risorgiva, ex cave
bonificate, circondate da vasto terreno di 20.000 metri quadrati, in
vario modo rimboscato, così da creare vari ambienti naturalistici,
floro-faunistici, in una zona favorita dalla cospicua presenza di acque
e varie tipologie di habitat.
Il paese di Arsego è citato per la prima volta in un atto del vescovo
Bellino nel 1130 e fu feudo dei Da Romano, conti di Onara e di Arsego
fin dalla fine del Mille. Si ha notizia della sua chiesa da un
testamento del 1161 e nel 1297 si documenta la titolazione a San
Lamberto cui venne aggregato San Martino di Tours. L’attuale edificio
religioso risale alla prima metà del Settecento, con posteriori aggiunte
e ampliamenti.
In località Cocche sorge una chiesetta dedicata alla Madonna della
Mercede, eretta nel 1837 per ringraziare la Vergine per aver risparmiato
la contrada dall’ultima epidemia di peste del 1831 che tanti morti
provocò anche nella nostra zona.
La storica villa Pugnalin Valsecchi Carnaroli, ora Mella, è sita in via
Signoria e si presenta con tre corpi armoniosi che si aprono su un
giardino all’inglese, con maestose alberature che accolgono al centro
una elegante chiesetta.
La villa e i terreni appartenevano precedentemente ai nobili veneziani
Soranzo, i quali promossero, l’istituzione della Fiera di Arsego,
concessa il 23 agosto 1747 con autorizzazione del doge Pietro Grimani e
che puntualmente si ripete ogni anno, con grande concorso di visitatori,
la terza domenica e il lunedì successivo del mese di ottobre.
In Arsego era un tempo assai apprezzata la settecentesca villa
Giustiniani, lungo la strada del Piovego, ora di proprietà Filippi, ove
si possono notare ancora i segni dell’antica eleganza nel corpo centrale
di tale fabbricato.
Il paese di Cavino ha legato il suo nome ad un famoso medaglista del
Cinquecento, Giovanni da Cavino, originario di queste terre e che si
affermò in Padova, quale rinomato rappresentante di quel Rinascimento
che faceva capo ad illustri uomini di cultura e ad artisti famosi quali
il nobile Alvise Cornaro, il cardinale Pietro Bembo, il Falconetto,
celebre architetto, Alessandro Maggi da Bassano, l’Ammannati, lo
scultore Andrea Briosco detto il Riccio ed alcuni docenti dell’allora
fiorente Università degli Studi come il giurista Mantova Benavides.
Il toponimo “Cavino” richiama probabilmente la conformazione del
graticolato romano di cui questa zona faceva parte e che ne
rappresentava i margini a Sud-Ovest. L’antica denominazione infatti era
Cavino d’Arsego per distinguerla dall’altra zona, posta ad Est: “Cavin
di Sala”.
Come termine agrario “cavino” indica il capezzagna, il declinare dei
campi, atto allo scorrimento delle acque.
Nelle carte topografiche del tempo era indicato come “Bosco del Vescovo”
perché parte della vasta area boschiva apparteneva ai Vescovi di Padova
che nel Medioevo avevano qui giurisdizione con castello, come già
riferito, in San Giorgio delle Pertiche. L’unica individuazione
particolare della località era rappresentata da un capitello di antica
origine: il capitello di Cavino.
Al posto del primitivo capitello venne successivamente edificato un
sacello con una piccola scultura in terracotta dipinta, rappresentante
la Pietà, tuttora conservata nella chiesa attuale di Cavino. Nel 1898
venne costruita una piccola chiesa o oratorio (di metri 9 per 6)
dedicato alla Madonna Addolorata, raffigurata con una bella statua in
pietra dura donata dal Vescovo di Padova, monsignor Pellizzi, anch’essa
conservata nell’altare a lei dedicata nella nuova chiesa.
Nel 1919, la popolazione si adoperò si adoperò per la costruzione di una
prima vera chiesa e nel 1931 venne riconosciuta la personalità giuridica
della chiesa del Sacro Cuore di Gesù in “Cavino d’Arsego, frazione del
Comune di San Giorgio delle Pertiche”, con decreto del re Vittorio
Emanuele III.
Nel 1942, la “curazia” di Cavino (dipendente da Arsego) passò al rango
di parrocchia, con decreto vescovile. Il 15 aprile del 1944, in seguito
ai bombardamenti su Padova e che colpirono anche il duomo, furono
trasportate nella chiesa di Cavino le urne dell’allora Beato Gregorio
Barbarigo e del Beato Giordano Forzatè e vi rimasero fino alla fine del
conflitto.
L’attuale chiesa risale agli anni Cinquata e rappresenta il monumento
più significativo del paese di Cavino.
Con il nome “Giovanni da Cavino” è stato istituito nel 1992 un Premio
che viene destinato a chi si è distinto nel corso dell’anno, di
preferenza nell’ambito del Comune di San Giorgio delle Pertiche, in
“azioni tendenti ad elevare la dignità dell’uomo”.
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